Il Prof. Damiano Galimberti è intervenuto alla Camera dei Deputati a Montecitorio, in occasione della conferenza stampa di presentazione del libro Longevi sani e felici, promossa dall’on. Gerolamo Cangiano e dedicata ai temi della salute, della prevenzione e della longevità.

Durante l’incontro, il Prof. Galimberti ha dialogato con Maria Pia Calzone sui temi della consapevolezza, della qualità della vita e del rapporto tra prevenzione e invecchiamento in salute.

L’incontro ha offerto un’occasione di confronto istituzionale su un tema sempre più rilevante per la società contemporanea: non soltanto vivere più a lungo, ma vivere meglio, con maggiore attenzione alla qualità della vita, alla prevenzione, alla consapevolezza individuale e al ruolo della medicina nel corso dell’invecchiamento.

Nel corso del dialogo, il Prof. Galimberti ha sottolineato come la longevità non debba essere interpretata come semplice aumento dell’aspettativa di vita, ma come possibilità di mantenere più a lungo salute, autonomia, efficienza e partecipazione alla vita sociale.

I punti principali dell’intervento

Longevità significa soprattutto qualità della vita

Uno dei passaggi centrali dell’intervento riguarda la distinzione tra vivere più a lungo e vivere bene più a lungo. Il Prof. Galimberti ha richiamato l’importanza di investire in prevenzione per ridurre il carico di assistenza e posticipare, quando possibile, l’insorgenza di condizioni che possono compromettere autonomia e benessere.

La medicina della longevità non si limita quindi a osservare l’invecchiamento, ma cerca di comprendere i processi biologici, metabolici, infiammatori e funzionali che possono accompagnare l’invecchiamento, con l’obiettivo di individuare aree di intervento personalizzate.

Età biologica, prevenzione e mappatura del rischio

Durante l’incontro è stato affrontato anche il tema dell’età biologica e della possibilità, oggi sempre più concreta, di valutare alcuni indicatori dello stato di salute dell’organismo.

Secondo Galimberti, la disponibilità di esami e test più sofisticati consente di costruire una mappatura più precisa della persona. Non si tratta di sostituire il giudizio medico con il dato, ma di utilizzare le informazioni disponibili per definire obiettivi di prevenzione, miglioramento dello stile di vita e monitoraggio nel tempo.

Microbiota, assimilazione e salute intestinale

Un altro tema affrontato è stato il ruolo del microbiota intestinale. Il Prof. Galimberti ha ricordato che non siamo soltanto “ciò che mangiamo”, ma soprattutto ciò che riusciamo ad assimilare.

L’equilibrio intestinale può influire sul benessere generale, sulla risposta infiammatoria e sulla qualità della vita. In questa prospettiva, il microbiota viene considerato come uno degli elementi da valutare all’interno di un percorso più ampio, evitando semplificazioni eccessive e restrizioni alimentari non necessarie.

Centenari, stile di vita e relazioni sociali

Il dialogo ha toccato anche l’osservazione dei centenari e di alcuni fattori ricorrenti associati a un invecchiamento più favorevole.

Tra gli elementi citati dal Prof. Galimberti rientrano l’attività fisica quotidiana, il rispetto dei ritmi circadiani, la qualità dell’alimentazione, il senso di appartenenza, la convivialità e le relazioni sociali. Aspetti apparentemente semplici, ma profondamente legati al modo in cui una persona vive il proprio tempo, il proprio ambiente e la propria comunità.

Esposoma e ambiente di vita

Nel corso dell’intervento è stato richiamato anche il concetto di esposoma, cioè l’insieme delle esposizioni interne ed esterne che accompagnano la vita di una persona.

Ambiente, alimentazione, inquinamento, attività fisica, stress, relazioni, qualità del sonno e condizioni di vita contribuiscono a definire il contesto in cui l’organismo invecchia. In questa prospettiva, la genetica non è l’unico fattore da considerare: il percorso di salute dipende anche da ciò a cui siamo esposti e da come viviamo nel tempo.

Cellule senescenti e medicina rigenerativa

Un passaggio dell’intervento è stato dedicato alle cosiddette “cellule zombie”, espressione divulgativa utilizzata per spiegare il fenomeno della senescenza cellulare.

Alcune cellule possono perdere parte della loro funzione originaria e contribuire a processi infiammatori o disfunzionali. La ricerca sulla senescenza cellulare e sulla medicina rigenerativa rappresenta oggi uno degli ambiti più discussi nel campo della longevità, con l’obiettivo di comprendere meglio come sostenere la funzionalità dei tessuti e i processi di riparazione dell’organismo.

Tecnologia, dati e rischio di ipervigilanza

L’incontro ha affrontato anche un tema molto attuale: l’uso crescente di dispositivi personali per monitorare parametri biologici e comportamentali.

Il Prof. Galimberti ha invitato a distinguere tra tecnologia utile e ipervigilanza. Sensori, smartwatch, misurazioni continue e strumenti digitali possono offrire informazioni preziose, ma devono essere interpretati con competenza. Il rischio, altrimenti, è trasformare il monitoraggio in una fonte di stress.

La tecnologia, quindi, può essere un supporto importante, ma non sostituisce il medico, il contesto clinico e la capacità di leggere i dati all’interno della storia della persona.

La medicina delle quattro P

Nella parte finale dell’intervento, il Prof. Galimberti ha richiamato il modello della medicina delle quattro P:

  • Predittiva, perché cerca di individuare informazioni utili prima che un problema si manifesti pienamente.
  • Preventiva, perché mira a ridurre il rischio e a intervenire precocemente sui fattori modificabili.
  • Personalizzata, perché non tutti hanno gli stessi bisogni, gli stessi rischi o le stesse priorità.
  • Partecipativa, perché la persona deve essere coinvolta nel proprio percorso di salute.

Questo approccio è particolarmente rilevante nella medicina della longevità, dove il percorso non si esaurisce in pochi mesi, ma richiede continuità, consapevolezza, relazione medico-paziente e capacità di adattare le strategie nel tempo.

Una riflessione istituzionale sulla longevità

La presenza del Prof. Damiano Galimberti alla Camera dei deputati conferma l’interesse crescente verso la longevità come tema scientifico, sanitario, sociale e culturale.

Parlare di longevità in sede istituzionale significa affrontare una questione che riguarda il futuro della salute pubblica: prevenzione, qualità dell’invecchiamento, sostenibilità dei percorsi di cura, educazione alla salute e responsabilità individuale.

L’intervento ha messo in evidenza un punto essenziale: la longevità non può essere ridotta a una promessa di vita più lunga, né a una moda tecnologica. È un campo che richiede metodo scientifico, competenze multidisciplinari, informazione corretta e attenzione alla persona.