Secondo l’istituto superiore di sanità, l’obesità è definita come un eccessivo accumulo di grasso corporeo in relazione alla massa magra, in termini sia di quantità assoluta, sia di distribuzione in punti precisi del corpo [2].

Per capire l’importanza di questo fenomeno dobbiamo dare qualche dato statistico: la prevalenza del sovrappeso e dell’obesità è in rapido aumento colpisce circa 650 milioni di persone nel mondo. Inoltre, La percentuale di popolazione in eccesso ponderale cresce all’aumentare dell’età e, in particolare, il sovrappeso passa dal 14% della fascia di età 18-24 anni al 46% tra i 65-74 anni, mentre l’obesità passa, dal 2,3% al 15,3% per le stesse fasce di età. Inoltre, la condizione di eccesso ponderale è più diffusa tra gli uomini rispetto alle donne (sovrappeso: 44% vs 27,3%; obesità: 10,8% vs 9%). [2, 3, 4].

I rischi per la salute associati all’obesità differiscono molto a seconda della distribuzione del tessuto adiposo. In particolare, l’eccesso di grasso viscerale (cioè l’obesità addominale) è fortemente associato a complicazioni quali tra cui insulino-resistenza, iperinsulinemia, iperglicemia, dislipidemia e ipertensione  [4, 5].

“Mentre l’obesità addominale è più comune negli uomini, è associata a maggiori rischi per la salute nelle donne”

La massa grassa viscerale è strettamente correlata alle disregolazioni metaboliche nell’obesità e l’eccesso di grasso viscerale porta allo sviluppo di insulino-resistenza e accumulo di grasso negli organi interni come fegato, cuore, pericardio, muscoli scheletrici, pareti vascolari o vasi sanguigni, che a loro volta innescano le malattie metaboliche. Per questo motivo, una diminuzione della massa grassa in un calo ponderale è associata al miglioramento delle alterazioni metaboliche [4]. D’altra parte però, una perdita di massa magra potrebbe essere associata a risultati sfavorevoli incluso lo sviluppo di alcune patologie come la sarcopenia [4, 6, 7].

I meccanismi che partecipano a una diminuzione della massa muscolare durante la riduzione del peso non sono completamente compresi. L’evidenza indica che una restrizione calorica a breve termine (fino a 21 giorni) (30-40% di deficit energetico al giorno rispetto al proprio dispendio energetico totale) può diminuire il tasso postprandiale della sintesi proteica muscolare e ridurre il tasso di sintesi proteica muscolare basale  [4, 8]. D’altra parte, è stato riportato che una moderata restrizione calorica prolungata e una perdita di peso del 5-10% aumentavano il tasso di sintesi proteica muscolare [4, 9].

Inoltre, la letteratura recente ci suggerisce che la perdita di massa muscolare durante una moderata restrizione calorica prolungata sia mediata da un aumento della proteolisi muscolare più che da una diminuzione della sintesi proteica muscolare, fattore che costituisce purtroppo un importante effetto collaterale di ogni percorso dietetico.  Ma ci sono buone notizie: sembra che una maggiore attività fisica durante la perdita di peso possa proteggere, ovvero annullare, questo effetto collaterale [4, 11].

Ciononostante, è ormai risaputo che non tutti i soggetti rispondano allo stesso modo allo stesso schema dietetico (sia per fattori genetici, che per fattori fenotipici e legati alla storia clinica personale) e che molti fattori, inclusa l’eventuale iperglicemia o resistenza insulinica, conducano a diverse risposte allo stesso schema dietetico. Per questo motivo, in questi soggetti è indispensabile “compensare” gli effetti negativi sulla massa muscolare [4].

LO STUDIO DI …….

Le terapie primarie per la riduzione del peso tra gli individui con insulino-resistenza e diabete di tipo 2 sono la dieta e l’esercizio fisico, poiché promuovono sia la perdita di peso che una migliore tolleranza al glucosio. In effetti, la restrizione energetica può migliorare significativamente la glicemia digiuno e la tolleranza al glucosio, anche nel caso di variazioni relativamente piccole del peso corporeo [4, 11, 12].

Ma i risultati di un recentissimo studio [4] condotto su donne obese normoglicemiche e affette da una moderata iperglicemia, ha dato dei risultati veramente sorprendenti: nei soggetti normoglicemici, vi è stata una favorevole perdita di tessuto adiposo, senza variazioni significative dei parametri legati al contenuto idrico corporeo (es. ICW) e alla massa muscolare [4]. Al contrario, la perdita di peso nei pazienti con iperglicemia è stata collegata non solo alla perdita di grasso viscerale ma anche alla perdita di massa muscolare e acqua corporea totale.

Gli autori propongono come ipotesi principale in grado di spiegare questi cambianti quella secondo cui, nei soggetti normoglicemici, la maggiore sensibilità dei tessuti periferici all’insulina, e quindi la maggiore suscettibilità del tessuto adiposo alla lipolisi insulino-dipendente, possa essere responsabile di questa differenza.  Inoltre, la perdita di massa muscolare può, a sua volta, essere il risultato di un’intensificazione della gluconeogenesi indotta dalla dieta ipocalorica [4].

Ciononostante, il programma di riduzione del peso ha comportato non solo un netto miglioramento dei livelli di glucosio nelle donne obese iperglicemiche, ma anche una diminuzione dei livelli di AGE in entrambi i gruppi studiati, riflettendo l’impatto complessivo benefico della strategia implementata nel presente studio. Quindi non è risultato controproducente ma semplicemente affetto da meno effetti collaterali” [4].

CONCLUSIONI

Da quello che evince da questo studio, sembra che la strategia migliore per tutti, ma in particolare per questi soggetti, sia implementare un percorso di training neuromuscolare incentrato sia su attività fisica aerobica (mirata al miglioramento dei parametri cardiovascolari e all’induzione di un più alto deficit energetico) che anaerobica (atta a diminuire il più possibile la perdita di massa muscolare, sostenendo quindi sia i parametri metabolici che il mantenimento di una migliore insulino sensibilità del tessuto muscolare).

Per questo i professionisti della medicina preventiva in chiave antiaging insistono moltissimo sull’importanza di un approccio olistico:

Scegliere quello che ci fa più comodo, tralasciando tutti gli altri aspetti di uno stile di vita equilibrato, spesso porta semplicemente ad eliminare il problema dalla porta e a vederlo tornare dalla finestra!

BIBLIOGRAFIA

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  2. https://www.epicentro.iss.it/obesita/#:~:text=L’obesità%20è%20definita%20come,in%20punti%20precisi%20del%20corpo.
  3. https://www.epicentro.iss.it/obesita/epidemiologia-italia#:~:text=Statistiche%20correnti&text=La%20percentuale%20di%20popolazione%20in,le%20stesse%20fasce%20di%20et%C3%A0.
  4. Zalejska-Fiolka J, Birková A, Wielkoszyński T, et al. Loss of Skeletal Muscle Mass and Intracellular Water as Undesired Outcomes of Weight Reduction in Obese Hyperglycemic Women: A Short-Term Longitudinal Study. Int J Environ Res Public Health. 2022;19(2):1001. Published 2022 Jan 17. doi:10.3390/ijerph19021001
  5. Zalejska-Fiolka J., Hubková B., Birková A., Veliká B., Puchalska B., Kasperczyk S., Błaszczyk U., Fiolka R., Bożek A., Maksym B., et al. Prognostic Value of the Modified Atherogenic Index of Plasma during Body Mass Reduction in Polish Obese/Overweight People. Int. J. Environ. Res. Public Health. 2018;16:68. doi: 10.3390/ijerph16010068.
  6. Pérez A.E., González P.M., Martínez-Espinosa R.M., Vila M.D., Reig García-Galbis M. Practical Guidance for Interventions in Adults with Metabolic Syndrome: Diet and Exercise vs. Changes in Body Composition. Int. J. Environ. Res. Public Health. 2019;16:3481. doi: 10.3390/ijerph16183481
  7. Fielding R.A., Vellas B., Evans W.J., Bhasin S., Morley J.E., Newman A.B., van Kan G.A., Andrieu S., Bauer J., Breuille D., et al. Sarcopenia: An Undiagnosed Condition in Older Adults. Current Consensus Definition: Prevalence, Etiology, and Consequences. International Working Group on Sarcopenia. J. Am. Med. Dir. Assoc. 2011;12:249–256. doi: 10.1016/j.jamda.2011.01.003
  8. Villareal D.T., Smith G., Shah K., Mittendorfer B. Effect of Weight Loss on the Rate of Muscle Protein Synthesis During Fasted and Fed Conditions in Obese Older Adults. Obesity. 2012;20:1780–1786. doi: 10.1038/oby.2011.280
  9. Thomas D.T., Erdman K.A., Burke L.M. Position of the Academy of Nutrition and Dietetics, Dietitians of Canada, and the American College of Sports Medicine: Nutrition and Athletic Performance. J. Acad. Nutr. Diet. 2016;116:501–528. doi: 10.1016/j.jand.2015.12.006.
  10. Montefusco L., D’Addio F., Loretelli C., Ben Nasr M., Garziano M., Rossi A., Pastore I., Plebani L., Lunati M.E., Bolla A.M., et al. Anti-inflammatory effects of diet and caloric restriction in metabolic syndrome. J. Endocrinol. Investig. 2021;44:2407–2415. doi: 10.1007/s40618-021-01547-y.
  11. Bailey R.R., Singleton J.R., Majersik J.J. Association of obesity and diabetes with physical activity and fruit and vegetable consumption in stroke survivors. Fam. Pract. 2020;38:56–61. doi: 10.1093/fampra/cmaa101.