La dieta metabolica, detta anche dieta dell’ossigeno, è da prediligere nel caso in cui il test del DNA evidenzi un non ottimale funzionamento del metabolismo e della centrale energetica del vostro organismo: il mitocondrio. Comunque, indipendentemente dal risultato del test del DNA, i suggerimenti legati a questa dieta potranno sempre giovarvi e arricchirvi, anche in salute!

Mitocondri e ossigeno

La dieta metabolica si basa su due elementi: mitocondri e ossigeno.

Il mitocondrio è la centrale energetica della cellula. Ha come funzione principale quella di convertire l’energia chimica contenuta nel cibo in una forma d’energia utilizzabile dalla cellula: l’ATP.

Senza mitocondri non si dimagrisce, perché essi rendono possibile l’utilizzo dell’ossigeno a scopo energetico. In pratica, agiscono come dei forni brucia-grassi, e il loro numero cresce con l’aumento dell’attività fisica, della muscolatura e del suo tono.

Nei mitocondri si attua l’incontro tra due molecole fondamentali: ossigeno e idrogeno. L’ossigeno proviene dalla respirazione, l’idrogeno dai grassi alimentari. È l’attività fisica a favorire l’incontro tra queste due molecole chiave del metabolismo, e quindi il dimagrimento.

Senza sufficiente ossigeno non si dimagrisce. La sua carenza, chiamata ipossia, modifica il metabolismo della cellula, e non consente di utilizzare in modo ottimale gli acidi grassi saturi ai fini della produzione di energia.

Cosa vi può dire il vostro DNA?

Innanzitutto, le condizioni di ipossia attivano un gene: HIF1A. Questo gene può presentare delle variazioni, che ne possono condizionare favorevolmente o sfavorevolmente l’attività.

Saperlo, grazie a un’analisi genetica, può fornirvi importanti informazioni su come il vostro organismo risponde metabolicamente, guidandovi nelle migliori scelte alimentari, di integratori e correlate al vostro lifestyle.

Infatti, questo gene funziona come un importantissimo regolatore della risposta cellulare e sistemica verso l’ipossia. Esso attiva la trascrizione di geni coinvolti nel metabolismo energetico, nell’angiogenesi (formazione di nuovi vasi sanguigni) e nella formazione di prodotti proteici in grado di aumentare il rilascio dell’ossigeno. HIF1A gioca, in sintesi, un ruolo essenziale nella vascolarizzazione e nella risposta alle condizioni di ridotto apporto d’ossigeno.

Pensate a un incremento del grasso in una zona particolare del corpo, per esempio i fianchi (regione trocanterica). Gli adipociti aumentano di volume e finiscono con il comprimere i vasi sanguigni che li circondano e che li nutrono. Dal ridotto apporto di ossigeno trasportato dal sangue, si realizza dunque una condizione di ipossia distrettuale, cioè locale. Ecco che l‘organismo attiva l’HIF1A.

Durante i periodi di eccessivo apporto calorico, e nelle prime fasi di espansione del tessuto adiposo, il microambiente di quest’ultimo diventa quindi rapidamente ipossico, a causa della mancanza di un adeguato network vascolare. Queste condizioni di ipossia causano un aumento del livello di HIF1A, che, oltre a promuovere l’angiogenesi, stimola la fibrosi. Si ha quindi una condizione di infiammazione locale, anticamera del processo di sviluppo di ulteriore grasso e della cellulite.

Come detto, senza ossigeno il mitocondrio non brucia i grassi. È quindi importantissimo fare una regolare attività motoria, non solo di tipo aerobico (camminata, corsa, nuoto, ciclismo), che aiuta prevalentemente a smaltire calorie, ma anche di tipo anaerobico. Quest’ultima, aumentando la massa muscolare, genera nuovi mitocondri.

Ma quale tipo di attività e di che intensità? Anche in questo il test del DNA viene in aiuto. Alcuni geni condizionano infatti la risposta al tipo e all’intensità dell’attività fisica praticata.

Per esempio, la proteina codificata dal gene SH2B1 (SH2B Adaptator Protein 1) influenza l’attivazione di varie molecole, tra cui alcune infiammatorie. Analisi scientifiche delle sue varianti hanno evidenziato una connessione con il sovrappeso, data la loro associazione con il tipo e l’intensità dell’attività fisica praticata. Se voi foste portatori della variante genetica sfavorevole, avreste la necessità di praticare attività fisica con maggiore intensità e frequenza, aumentando il carico di lavoro anaerobico. Inoltre, potreste trarre giovamento dall’impiego di particolari integratori ad azione termogenica, come la capsaicina.

Per accelerare al massimo il vostro metabolismo, cercate di eseguire un’attività mista, caratterizzata cioè da un lavoro ad alta intensità (esercizi di tonificazione con i pesi, con le macchine o a corpo libero), seguito da un’attività aerobica come la corsa, il ciclismo o il nuoto di durata.

Inoltre, i mitocondri, come il motore di un’automobile, presentano dei pistoni: le proteine disaccoppianti (UCP 1-3), fondamentali per il loro funzionamento. Esistono numerosi studi di associazione tra varianti dei geni UCP2 e UCP3 e la condizione di sovrappeso. Queste varianti genetiche sfavorevoli possono condizionare negativamente il vostro metabolismo energetico, complicando il percorso dietoterapico o favorendo, a dieta conclusa, il recupero ponderale.

Un altro gene coinvolto è il recettore gene della melanocortina-4 (MC4R), che gioca un ruolo fondamentale nella regolazione del grasso corporeo e dell’assunzione del cibo, nonché nell’ambito dell’intake energetico. È stato dimostrato come i livelli di espressione di questo gene siano correlati con la distribuzione del grasso corporeo e con la percentuale di assunzione di energia dai carboidrati e dai grassi.

Se tutti questi geni, o anche solo alcuni di essi, presentassero varianti sfavorevoli, ecco che per il successo della vostra dieta dovreste recuperare non solo una corretta alimentazione, ma anche effettuare una sistematica, mirata e intensa attività fisica! Come? Lo vedremo nei prossimi articoli sulla dieta metabolica!