I marcatori molecolari dell’invecchiamento sono processi biologici che la ricerca associa alla progressiva perdita di equilibrio cellulare e tissutale nel corso della vita. Non indicano da soli “quanto una persona è vecchia”, ma aiutano a comprendere alcuni meccanismi che possono contribuire alla differenza tra età cronologica, età biologica e stato di salute nel tempo.

Negli ultimi anni questi marcatori sono stati descritti nella letteratura internazionale come hallmarks of aging, cioè segni distintivi dell’invecchiamento. Il loro studio è utile perché permette di leggere l’invecchiamento non come un fenomeno unico e lineare, ma come il risultato di più processi biologici interconnessi: danno al DNA, alterazioni epigenetiche, perdita della proteostasi, disfunzione mitocondriale, senescenza cellulare, infiammazione cronica e cambiamenti del microbiota [2].

Cosa sono i marcatori molecolari dell’invecchiamento

I marcatori molecolari dell’invecchiamento sono segnali biologici osservabili a livello cellulare, molecolare o tissutale. Possono essere studiati come parte dei più ampi biomarcatori applicati alla prevenzione, alla medicina della longevità e alla valutazione dello stato di salute.

La loro utilità non consiste nel fornire una previsione assoluta del futuro biologico di una persona. Il loro valore è soprattutto interpretativo: aiutano a descrivere quali processi risultano alterati, quali sistemi biologici sono coinvolti e quali ambiti di prevenzione possono meritare maggiore attenzione.

Tre punti sono particolarmente importanti:

  1. la loro presenza o intensità tende ad associarsi all’età e alla perdita progressiva di funzione biologica;
  2. alcuni studi sperimentali suggeriscono che la modulazione di questi processi possa influenzare traiettorie di salute e durata della vita in modelli animali;
  3. nell’uomo, l’applicazione clinica richiede prudenza, perché molti interventi sono ancora oggetto di ricerca e non possono essere presentati come strumenti certi per rallentare, arrestare o invertire l’invecchiamento.

Marcatori molecolari e segni distintivi dell’invecchiamento

La revisione pubblicata su Cell nel 2023 ha aggiornato il modello dei segni distintivi dell’invecchiamento, descrivendo dodici processi principali: instabilità genomica, accorciamento dei telomeri, alterazioni epigenetiche, perdita della proteostasi, riduzione della macroautofagia, deregolazione del nutrient sensing, disfunzione mitocondriale, senescenza cellulare, esaurimento delle cellule staminali, alterazione della comunicazione intercellulare, infiammazione cronica e disbiosi [2].

Instabilità genomica

L’instabilità genomica riguarda l’accumulo di danni nel DNA nucleare e mitocondriale. Le cellule possiedono sistemi di riparazione molto sofisticati, ma nel tempo questi meccanismi possono diventare meno efficienti o non riuscire a correggere tutti gli errori.

Quando il danno genetico si accumula, può interferire con la funzione cellulare, con la replicazione e con la stabilità dei tessuti. Per questo motivo l’instabilità genomica viene considerata uno dei processi primari associati all’invecchiamento biologico [3].

Accorciamento dei telomeri

I telomeri sono strutture poste alle estremità dei cromosomi. Hanno una funzione protettiva e contribuiscono alla stabilità del materiale genetico. A ogni divisione cellulare tendono ad accorciarsi, anche se il ritmo di questo processo può essere influenzato da fattori genetici, ambientali e metabolici.

Quando i telomeri raggiungono una lunghezza critica, la cellula può andare incontro a senescenza o perdere parte della propria capacità replicativa. Per questo motivo l’accorciamento telomerico è studiato come uno dei marcatori collegati all’invecchiamento cellulare [3].

Alterazioni epigenetiche

Le alterazioni epigenetiche riguardano modificazioni che influenzano l’espressione dei geni senza cambiare direttamente la sequenza del DNA. Tra queste rientrano, ad esempio, la metilazione del DNA, le modificazioni degli istoni e altri meccanismi di regolazione dell’attività genica.

Questi cambiamenti possono riflettere l’interazione tra patrimonio genetico, ambiente, metabolismo, nutrizione, infiammazione e stile di vita. Per questo motivo l’epigenetica è oggi un ambito centrale nello studio dell’invecchiamento e della longevità [2].

Perdita della proteostasi

La proteostasi è l’insieme dei meccanismi che permettono alla cellula di produrre, ripiegare, controllare e degradare correttamente le proteine. Quando questo equilibrio si altera, possono accumularsi proteine danneggiate o mal ripiegate.

L’accumulo di proteine disfunzionali è stato collegato a diversi processi patologici associati all’età, in particolare a livello neurologico. Non significa che la perdita di proteostasi sia da sola la causa di queste malattie, ma indica uno squilibrio biologico importante nella capacità della cellula di mantenere ordine e funzione nel tempo [3].

Riduzione della macroautofagia

La macroautofagia è un processo attraverso cui la cellula degrada e ricicla componenti danneggiati, come organelli, proteine o strutture intracellulari non più funzionali. È una forma di manutenzione biologica essenziale.

Con l’età, l’efficienza di questi meccanismi può ridursi. Questo può favorire l’accumulo di materiale cellulare alterato e contribuire a una minore capacità di adattamento allo stress metabolico. L’attività fisica, il bilancio nutrizionale e alcune condizioni di restrizione energetica sono stati studiati anche in relazione alla regolazione di questi processi, ma la traduzione clinica deve essere sempre personalizzata e prudente [2].

Deregolazione del nutrient sensing

Il nutrient sensing è la capacità delle cellule di percepire la disponibilità di nutrienti e di modulare di conseguenza crescita, riparazione, metabolismo energetico, sintesi proteica e risposta allo stress.

Vie biologiche come insulina/IGF-1, mTOR, AMPK e sirtuine sono state studiate in relazione all’invecchiamento, al metabolismo e alla durata della salute. Una loro deregolazione può riflettere squilibri nutrizionali, metabolici o infiammatori. Per questo motivo la nutrizione nella longevità non va letta solo come controllo calorico, ma come modulazione complessa del metabolismo nel corso della vita [2].

Disfunzione mitocondriale

I mitocondri sono organelli fondamentali per la produzione di energia e per la regolazione di numerosi processi cellulari. Con l’età, la funzione mitocondriale può essere influenzata da mutazioni del DNA mitocondriale, stress ossidativo, alterata qualità proteica, ridotto turnover degli organelli e cambiamenti nella dinamica mitocondriale.

Questi fenomeni possono compromettere la bioenergetica cellulare e favorire risposte infiammatorie o disfunzionali. Per questo motivo la disfunzione mitocondriale è considerata uno dei principali marcatori biologici associati all’invecchiamento [2].

Senescenza cellulare

La senescenza cellulare è una risposta biologica in cui una cellula smette stabilmente di dividersi, spesso in seguito a danni, stress replicativo o segnali pro-infiammatori. In alcuni contesti è un meccanismo protettivo, perché limita la proliferazione di cellule danneggiate. Tuttavia, quando le cellule senescenti si accumulano nei tessuti, possono contribuire a un ambiente infiammatorio e disfunzionale.

Le cellule senescenti sono studiate anche per il loro profilo secretorio, noto come SASP, che può influenzare cellule vicine, matrice extracellulare e risposta immunitaria. La ricerca sui senolitici e sugli interventi mirati alla senescenza è promettente, ma nell’uomo resta un ambito in evoluzione e non va tradotto in promesse cliniche premature [4].

Esaurimento delle cellule staminali

Le cellule staminali contribuiscono al mantenimento e al rinnovamento di diversi tessuti. Con il passare del tempo, la loro disponibilità o efficienza può ridursi, con possibili effetti sulla capacità rigenerativa.

Questo processo non riguarda tutti i tessuti nello stesso modo e non deve essere interpretato come un semplice “consumo” lineare delle riserve cellulari. È più corretto leggerlo come una progressiva alterazione della capacità di rinnovamento, influenzata da fattori cellulari, sistemici, metabolici e infiammatori [2].

Alterazione della comunicazione intercellulare

L’organismo mantiene il proprio equilibrio attraverso una comunicazione continua tra cellule, tessuti, sistema immunitario, sistema nervoso, sistema endocrino e metabolismo. Con l’età, questa comunicazione può diventare meno precisa o meno efficiente.

Le alterazioni della comunicazione intercellulare possono riguardare segnali infiammatori, neuroendocrini, immunitari e metabolici. Questo contribuisce a spiegare perché l’invecchiamento non sia solo un fenomeno cellulare isolato, ma un processo sistemico che coinvolge più livelli biologici contemporaneamente [2].

Infiammazione cronica e inflammaging

L’infiammazione acuta è una risposta fisiologica utile alla difesa e alla riparazione. Diverso è il caso dell’infiammazione cronica di basso grado, che può persistere nel tempo e contribuire a un ambiente biologico meno favorevole alla funzione cellulare.

Il termine inflammaging indica proprio il rapporto tra invecchiamento e infiammazione cronica subclinica. Questo fenomeno può essere collegato a stress ossidativo, senescenza cellulare, disfunzione mitocondriale, alterazioni metaboliche e cambiamenti immunitari [2].

Disbiosi persistente

Il microbiota intestinale è coinvolto in numerosi processi: metabolismo, risposta immunitaria, produzione di metaboliti, integrità della barriera intestinale e comunicazione con altri sistemi dell’organismo. Anche per questo, il tema della dieta del microbiota viene studiato in relazione alla composizione microbica, alla funzione della barriera intestinale e alla risposta metabolico-immunitaria. Con l’età, la composizione del microbiota può modificarsi e, in alcuni casi, mostrare caratteristiche di disbiosi.

Gli studi disponibili suggeriscono associazioni tra microbiota, fragilità, infiammazione e malattie legate all’età, ma il rapporto causa-effetto è complesso e non sempre lineare. È quindi più corretto parlare di un sistema biologico coinvolto nella traiettoria di salute, non di un singolo fattore determinante [7].

Perché questi marcatori sono importanti per la medicina della longevità

Lo studio dei marcatori molecolari dell’invecchiamento è rilevante perché permette di collegare la biologia cellulare alla prevenzione. Non si tratta di cercare un singolo indicatore capace di spiegare tutto, ma di interpretare una rete di segnali che possono aiutare a comprendere meglio la traiettoria individuale di salute.

Questa prospettiva è coerente con la medicina della longevità, che non ha come obiettivo una generica promessa di “anti-aging”, ma la valutazione integrata di metabolismo, infiammazione, composizione corporea, stile di vita, genetica, ambiente e fattori di rischio.

Il modello della geroscienza nasce proprio dall’idea che alcuni processi biologici dell’invecchiamento possano contribuire al rischio di molte malattie croniche. Questo non significa che l’età biologica sia una malattia, ma che studiare i meccanismi dell’invecchiamento può aiutare a comprendere meglio la vulnerabilità dell’organismo nel tempo [5].

Stile di vita, prevenzione e interventi farmacologici

La ricerca sugli interventi capaci di modulare i segni distintivi dell’invecchiamento è molto attiva. Alcuni ambiti riguardano nutrizione, attività fisica, sonno, riduzione delle esposizioni sfavorevoli, miglioramento della salute metabolica e controllo dell’infiammazione cronica.

In questo senso, l’esposoma aiuta a comprendere come ambiente, abitudini, stress, alimentazione, attività fisica, inquinamento e condizioni sociali possano interagire con la biologia dell’invecchiamento. L’attività fisica, in particolare, è uno degli interventi più studiati per il suo rapporto con salute metabolica, funzione muscolare, infiammazione e mantenimento dell’autonomia.

Gli interventi farmacologici o nutraceutici, come metformina, rapamicina, precursori del NAD+, spermidina o senolitici, sono oggetto di studi clinici e preclinici. Tuttavia, la loro applicazione sull’uomo richiede ancora valutazioni rigorose su efficacia, sicurezza, selezione dei pazienti, dosaggi, durata e obiettivi clinici [6].

Conclusioni

I marcatori molecolari dell’invecchiamento rappresentano una chiave di lettura utile per comprendere la complessità dell’età biologica. Instabilità genomica, telomeri, epigenetica, proteostasi, autofagia, metabolismo, mitocondri, senescenza cellulare, cellule staminali, comunicazione intercellulare, inflammaging e microbiota non agiscono come fenomeni isolati, ma come parti di una rete biologica più ampia.

La loro conoscenza non autorizza conclusioni semplicistiche. Non esiste, oggi, un singolo intervento capace di controllare in modo certo e completo l’invecchiamento umano. Esiste però una prospettiva sempre più solida: studiare questi processi può aiutare a costruire percorsi di prevenzione più personalizzati, fondati su valutazione clinica, stile di vita, salute metabolica e riduzione dei fattori di rischio.

È anche il messaggio che attraversa il libro Longevi, sani e felici: la longevità non va interpretata come ricerca astratta di anni in più, ma come attenzione alla qualità biologica, funzionale e relazionale degli anni vissuti.

Bibliografia

  1. Galimberti D et al. Nutrigenomica e Epigenetica: dalla biologia alla clinica, 2017. Edra Ed.
  2. López-Otín C, Blasco MA, Partridge L, Serrano M, Kroemer G. Hallmarks of aging: An expanding universe. Cell. 2023;186(2):243-278.
  3. López-Otín C, Blasco MA, Partridge L, Serrano M, Kroemer G. The hallmarks of aging. Cell. 2013;153(6):1194-1217.
  4. Kirkland JL, Tchkonia T. Cellular Senescence: A Translational Perspective. EBioMedicine. 2017;21:21-28.
  5. Kennedy BK, Berger SL, Brunet A, Campisi J, Cuervo AM, Epel ES, et al. Geroscience: linking aging to chronic disease. Cell. 2014;159(4):709-713.
  6. Guarente L, Sinclair DA, Kroemer G. Human trials exploring anti-aging medicines. Cell Metabolism. 2024;36(2):354-376.
  7. Haran JP, McCormick BA. Aging, Frailty, and the Microbiome: How Dysbiosis Influences Human Aging and Disease. Gastroenterology. 2021;160(2):507-523.