Dall’intervista di Rai Radio1 Progetto Benessere con il dottor Damiano Galimberti.
Invecchiare è un processo naturale, ma la longevità in salute è una possibilità che si costruisce giorno per giorno. È questo il filo conduttore dell’intervento del dottor Damiano Galimberti a Radio1 – Progetto Benessere, dove la longevità viene presentata non come promessa futuristica, ma come risultato di scelte quotidiane alla portata di tutti.
Le ricerche, ricorda Galimberti, sono chiare: longevità non significa semplicemente aggiungere anni alla vita, ma aggiungere vita agli anni. Il punto non è arrivare il più lontano possibile in termini anagrafici, ma far sì che l’età che avanza sia accompagnata da autonomia, energia mentale, relazioni vive e un corpo il più possibile funzionante.
Stile di vita: il vero “custode” della salute
A differenza di molte malattie, dove la genetica pesa di più, quando si parla di invecchiamento in salute il DNA conta sorprendentemente poco. Galimberti cita uno studio che attribuisce alla genetica circa un 3% del peso totale nella longevità: tutto il resto è epigenetica, cioè l’effetto delle nostre abitudini sulla regolazione dei geni.
In altre parole, i veri guardiani della nostra salute siamo noi: alimentazione, movimento, sonno, gestione dello stress, qualità delle relazioni sociali e stimoli mentali non sono dettagli, ma vere leve biologiche in grado di condizionare il nostro modo di invecchiare.
Dallo stile di vita mediterraneo alle “reti sociali”
Spesso, quando si parla di longevità, ci si concentra solo su dieta e palestra. Galimberti allarga invece lo sguardo allo stile di vita mediterraneo nel senso più autentico: non solo piatti sani, ma reti sociali, senso di comunità, famiglia, valori condivisi.
Gli studi condotti sui centenari italiani – ricorda – mostrano quanto contino il vivere in piccoli paesi, il “cortile”, le chiacchiere, il ridere insieme. Non a caso cita Seneca e Leopardi per sottolineare il valore della risata e dell’atteggiamento positivo: “sentirsi giovani dentro” non è un semplice modo di dire, ma un fattore che incide sui neuro-ormoni, sul sistema immunitario e, di riflesso, sulla qualità dell’invecchiamento.
Movimento, semplicità e buon senso
Sul fronte dell’attività fisica, la proposta è molto concreta: non serve per forza una palestra o un programma complesso, ma più movimento nella quotidianità.
Parcheggiare un po’ più lontano, scendere una fermata prima, camminare a passo sostenuto: sono esempi di “palestra diffusa” che ricordano lo stile di vita dei centenari di un tempo, abituati a colline, spostamenti a piedi e ritorno a casa per il pranzo. L’importante è la regolarità: un’attività aerobica semplice, fatta tutti i giorni, pesa davvero sull’aspettativa di salute.
Mente, sonno e melatonina: la psico–neuro–endocrino–immunologia
Un capitolo cruciale è la salute mentale, soprattutto per i più giovani che oggi avvertono un disagio diffuso. Galimberti richiama il modello della psico–neuro–endocrino–immunologia: ciò che viviamo e pensiamo influenza ormoni, neurotrasmettitori, sistema immunitario.
In questo contesto, la melatonina è un regolatore delicato: stili di vita sregolati, orari di sonno alterati e uso eccessivo di dispositivi nelle ore serali “mandano in crisi” i nostri orologi biologici, con ricadute sulla gestione dello stress (cortisolo) e sulla qualità del riposo. Non conta solo quante ore dormiamo, ma come dormiamo.
Pratiche come yoga, meditazione e passeggiate all’aperto – raccontate dagli stessi ascoltatori – diventano strumenti concreti per riequilibrare questi circuiti, migliorare la percezione di sé e, spesso, persino l’aspetto esteriore: sentirsi meglio dentro si riflette anche nello specchio.
Autonomia più che “record di anni”
Molti messaggi degli ascoltatori insistono su un punto: non è tanto importante vivere fino a 100 anni, quanto arrivare a 80–90 in autonomia, senza perdita significativa di funzione. Galimberti è d’accordo: la vera longevità è mantenere una qualità di vita paragonabile alle decadi precedenti, evitando la disabilità evitabile.
Anche in presenza di familiarità per malattie cardiovascolari, ricorda, uno stile di vita sano e controlli mirati permettono di “battere” almeno in parte la genetica, riducendo il rischio e intercettando precocemente le situazioni critiche.
Non è mai troppo tardi per iniziare
Il messaggio finale è rassicurante ma esigente: la longevità non si costruisce con formule complicate o ricette miracolose, ma con scelte quotidiane possibili per tutti. Non è mai troppo tardi per iniziare a camminare con costanza, migliorare l’alimentazione, curare il sonno, coltivare relazioni e interessi.
In questo senso, la proposta di Galimberti – sviluppata anche nel libro “Longevi, sani e felici” – è quella di un vero e proprio progetto di benessere, dove la scienza dell’invecchiamento incontra la pratica quotidiana, e la longevità smette di essere un numero per diventare un modo di abitare il tempo.
