L’esposoma offre una prospettiva utile per comprendere la relazione tra alimentazione, ambiente e longevità. La durata e soprattutto la qualità della vita sono influenzate da una complessa interazione tra genetica, esposizioni ambientali, alimentazione, stile di vita e condizioni sociali che accompagna ogni individuo nel corso del tempo.
Da questa prospettiva parte una recente review pubblicata su International Journal of Molecular Sciences, dedicata al ruolo dell’esposoma e alla sua interazione con fattori genetici e biologici nelle diverse traiettorie dell’invecchiamento, considerando anche popolazioni caratterizzate da elevata longevità, tra cui quelle del Cilento e di alcuni paesi montani della Sicilia [1].
Questo articolo approfondisce una pubblicazione scientifica di cui il Dr. Damiano Galimberti è coautore.
Ageing Trajectories: Exposome-Driven Pathobiological Mechanisms and Implications for Prevention from Blue Zones and Italian Longevity Hotspots Such as Cilento and Sicilian Mountain VillagesConsulta la pubblicazione su PubMedChe cos’è l’esposoma e perché è importante per la longevità
Il concetto di esposoma è stato introdotto dall’epidemiologo Christopher Wild nel 2005 per ampliare lo studio delle cause di malattia oltre il patrimonio genetico, considerando l’insieme delle esposizioni ambientali che accompagnano una persona nel corso della vita [2].
L’esposoma comprende sia elementi esterni sia componenti dell’ambiente interno dell’organismo. Non riguarda quindi soltanto l’inquinamento. Include, per esempio, alimentazione, attività fisica, fumo, esposizioni professionali, sostanze chimiche, caratteristiche dell’ambiente urbano, condizioni climatiche e socioeconomiche e, sul versante interno, processi metabolici, microbiota, infiammazione e stress ossidativo [1].
Questo modello permette di superare una visione frammentaria del rischio. Una persona non è esposta a un singolo fattore alla volta: nel corso della vita incontra molteplici esposizioni che possono sommarsi, interagire tra loro e modificarsi nel tempo.
L’invecchiamento non è soltanto una questione di età
L’età cronologica rappresenta il numero di anni trascorsi dalla nascita, ma non descrive necessariamente lo stato biologico e funzionale di una persona. Individui della stessa età anagrafica possono presentare condizioni di salute molto differenti. Alcuni mantengono una buona capacità fisica e cognitiva, mentre altri sviluppano fragilità, disabilità e malattie croniche.
Questa variabilità deriva dall’interazione dinamica tra fattori genetici, epigenetici, comportamentali e ambientali. È uno dei motivi per cui età biologica ed età cronologica non sono concetti equivalenti.
L’esposoma si inserisce proprio in questa relazione tra ambiente e biologia. Alcune esposizioni sono associate a modificazioni metaboliche, immunitarie ed epigenetiche, ma la complessità di queste interazioni richiede cautela: osservare un’associazione non significa dimostrare automaticamente un rapporto causale né identificare un singolo meccanismo responsabile dell’invecchiamento.
Inquinamento, stress ossidativo e infiammazione
Tra le componenti dell’esposoma analizzate nella review, l’inquinamento atmosferico e l’esposizione a contaminanti ambientali occupano un ruolo importante. L’esposizione cronica ad alcuni inquinanti è stata associata a malattie cardiovascolari, metaboliche e ad altri esiti sfavorevoli per la salute [1].
Tra i processi biologici studiati in relazione a queste esposizioni vi sono l’infiammazione, la disregolazione epigenetica e lo stress ossidativo. Quest’ultimo non deve però essere interpretato come un meccanismo unico attraverso cui l’ambiente determina malattia: esposizioni differenti possono coinvolgere contemporaneamente molteplici vie biologiche.
Particolarmente interessante è il concetto di inflammaging, cioè lo stato di infiammazione cronica di basso grado associato all’avanzare dell’età. Questo fenomeno può interagire con l’immunosenescenza. I due fenomeni sono strettamente interconnessi, ma questa relazione non può essere ricondotta a una semplice catena lineare di causa ed effetto.
Alimentazione ed esposoma: il ruolo della dieta
All’interno di questo quadro, l’alimentazione assume un ruolo particolarmente interessante perché rappresenta contemporaneamente una componente dell’esposoma e uno dei principali fattori modificabili dello stile di vita.
La review evidenzia alcune caratteristiche ricorrenti nei modelli alimentari tradizionali osservati nelle aree caratterizzate da elevata longevità [1]. Tra queste troviamo un consumo importante di:
- verdura e ortaggi;
- legumi;
- cereali, soprattutto integrali;
- frutta e frutta secca;
- olio extravergine di oliva;
- alimenti stagionali e poco processati.
Parallelamente, viene descritto un consumo più contenuto di carne rossa, zuccheri raffinati e alimenti fortemente processati.
Questi elementi ricordano da vicino il modello della dieta mediterranea, studiato da tempo in relazione alla salute metabolica, cardiovascolare e alla longevità [6]. È però importante evitare una semplificazione: la longevità di una popolazione non può essere attribuita automaticamente a un singolo alimento o a un singolo modello dietetico.
Per questo il rapporto tra nutrizione e longevità va considerato all’interno di un sistema più ampio, nel quale alimentazione, metabolismo, attività fisica, ambiente e condizioni sociali interagiscono nel tempo.
Cilento, Sicilia e popolazioni longeve: cosa possiamo osservare
Uno degli aspetti più caratterizzanti del lavoro è l’attenzione rivolta ad alcune aree italiane. Il Cilento viene analizzato insieme alle cosiddette Blue Zones e ad alcune aree montane della Sicilia, in particolare i Monti Sicani e le Madonie.
Una review del 2024 dedicata al Cilento ha descritto diverse caratteristiche condivise con le popolazioni delle Blue Zones, tra cui modelli alimentari tradizionali, attività fisica integrata nella vita quotidiana, relazioni familiari e sociali e specifiche caratteristiche ambientali [3].
Anche gli studi condotti sulle popolazioni longeve siciliane offrono elementi interessanti. Un lavoro del 2019, di cui sono coautore, ha esaminato caratteristiche genetiche, ambientali, immunologiche e di stile di vita di individui longevi siciliani [4]. Un precedente studio sui Monti Sicani aveva inoltre osservato un’elevata aderenza al modello alimentare mediterraneo nella popolazione centenaria esaminata [5].
Anche il confronto tra una popolazione del Cilento e una popolazione di Malmö ha evidenziato differenze nella prevalenza di patologie cardiovascolari e oncologiche tra le due popolazioni studiate [9].
Queste osservazioni non dimostrano l’esistenza di una formula universale della longevità. Le popolazioni caratterizzate da longevità estrema e presenza di centenari sono interessanti soprattutto perché consentono di studiare l’interazione tra genetica, alimentazione, attività fisica, ambiente, relazioni sociali e altri determinanti della salute.
La longevità emerge quindi come un fenomeno complesso, nel quale è difficile isolare il contributo di un singolo fattore dal contesto biologico, ambientale e culturale in cui esso si manifesta.
Dieta, microbiota e invecchiamento
Un altro elemento preso in considerazione è il rapporto tra alimentazione, microbiota e invecchiamento.
Il microbiota intestinale è influenzato da numerosi fattori, tra cui la dieta, e interagisce con metabolismo e sistema immunitario. Una revisione sistematica dedicata a microbioma intestinale, aging e longevità ha identificato modificazioni associate all’età nella composizione, nella diversità e nelle caratteristiche funzionali del microbiota, osservando anche profili differenti negli individui più longevi [7].
Questi risultati non significano, tuttavia, che sia sufficiente “modificare il microbiota” per ottenere maggiore longevità. Gli stessi autori sottolineano i limiti derivanti dalla natura prevalentemente trasversale degli studi disponibili.
Anche in questo caso è quindi fondamentale distinguere tra associazione e causalità: osservare determinate caratteristiche biologiche nelle persone longeve non dimostra automaticamente che modificarle determini un aumento della durata o della qualità della vita.
Ambiente costruito, clima e salute nel tempo
Il concetto di esposoma porta a considerare un aspetto spesso sottovalutato: anche il luogo in cui viviamo contribuisce al profilo complessivo delle nostre esposizioni.
Urbanizzazione, traffico, qualità dell’aria, presenza di aree verdi, possibilità di camminare, condizioni lavorative e accessibilità ai servizi possono interagire con attività fisica, relazioni sociali e altri determinanti della salute. Una prospettiva recente sull’esposoma applicata all’healthy aging considera infatti fattori ambientali, sociali, comportamentali e biologici come componenti di una rete dinamica che accompagna l’individuo nel corso della vita [8].
Anche il cambiamento climatico entra in questo modello. Temperature estreme e ondate di calore possono aumentare la vulnerabilità delle persone anziane e sono studiate in relazione a effetti cardiovascolari, metabolici e ad altri processi associati all’invecchiamento [1].
Dall’esposoma alla sostenibilità
Questa prospettiva crea anche un collegamento con il tema della sostenibilità. Esposoma e sostenibilità non sono sinonimi e appartengono a livelli di analisi differenti, ma possono incontrarsi quando l’obiettivo è comprendere e ridurre nel tempo esposizioni ambientali potenzialmente nocive.
Un esempio recente di questa convergenza viene dall’integrazione tra approccio life-course exposome e strategie Safe and Sustainable by Design, sviluppate per considerare sicurezza, esposizione e sostenibilità già nelle fasi di progettazione di sostanze e prodotti. I due approcci condividono, in questo specifico ambito, una logica di prevenzione primaria orientata a ridurre le esposizioni dannose prima che si consolidino lungo il ciclo di vita [10].
In una prospettiva più ampia, questo collegamento suggerisce che la salute non dipende soltanto dalle scelte individuali, ma anche dalle caratteristiche degli ambienti e dei sistemi nei quali quelle scelte avvengono. L’esposoma permette di studiare ciò a cui l’individuo è esposto nel corso della vita; le strategie orientate alla sostenibilità possono invece contribuire ad agire a monte su alcune delle condizioni ambientali che generano tali esposizioni.
Dall’esposoma alla prevenzione
Il messaggio centrale della review non è che esista una strategia unica per vivere più a lungo. È, piuttosto, che la prevenzione delle malattie associate all’età e la promozione di un invecchiamento in salute richiedono una visione integrata.
Ridurre le esposizioni nocive, promuovere un’alimentazione equilibrata, mantenere un adeguato livello di attività fisica, favorire il sonno e le relazioni sociali e creare ambienti più favorevoli alla salute sono azioni che riguardano dimensioni differenti ma interconnesse.
Questa prospettiva è particolarmente importante anche sul piano nutrizionale. La dieta non dovrebbe essere considerata come un elemento isolato, ma come una parte dell’esposoma individuale e quindi di una più ampia strategia di prevenzione.
Allo stesso tempo, è necessario evitare di trasformare le osservazioni provenienti dalle popolazioni longeve in prescrizioni universali: ciò che osserviamo in una determinata popolazione può essere il risultato di molteplici fattori che non sono facilmente separabili tra loro.
È proprio questa integrazione tra biologia dell’invecchiamento, fattori modificabili, ambiente e prevenzione a rappresentare uno degli ambiti di studio della medicina della longevità.
Conclusioni
Il lavoro di Aliberti e colleghi propone una lettura dell’invecchiamento che supera la semplice distinzione tra genetica e stile di vita. L’esposoma permette infatti di considerare l’insieme delle esposizioni che accompagnano una persona nel corso della vita e le loro interazioni con la biologia individuale.
Le popolazioni longeve del Cilento e della Sicilia rappresentano, in questo senso, modelli interessanti da studiare: non perché offrano una ricetta unica per la longevità, ma perché permettono di osservare l’interazione tra alimentazione tradizionale, attività fisica, ambiente, relazioni sociali e altri determinanti della salute.
La sfida per la ricerca e per la medicina della longevità è comprendere quali di questi fattori siano realmente modificabili, quali relazioni siano causali e quali interventi siano in grado di produrre benefici clinicamente rilevanti.
La prospettiva più interessante non è semplicemente aggiungere anni alla vita, ma comprendere meglio quali condizioni biologiche, ambientali e comportamentali possano contribuire a mantenere più a lungo salute e funzionalità. È una visione integrata della longevità che approfondisco anche nel libro Longevi, sani e felici.
Bibliografia
- Aliberti SM, Capunzo M, Galimberti D, Accardi G, Aiello A, Calabrò A, Caruso C, Candore G. Ageing Trajectories: Exposome-Driven Pathobiological Mechanisms and Implications for Prevention from Blue Zones and Italian Longevity Hotspots Such as Cilento and Sicilian Mountain Villages. International Journal of Molecular Sciences. 2025;26(10):4796.
- Wild CP. Complementing the genome with an “exposome”: the outstanding challenge of environmental exposure measurement in molecular epidemiology. Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention. 2005;14(8):1847-1850.
- Aliberti SM, Donato A, Funk RHW, Capunzo M. A Narrative Review Exploring the Similarities between Cilento and the Already Defined “Blue Zones” in Terms of Environment, Nutrition, and Lifestyle: Can Cilento Be Considered an Undefined “Blue Zone”? Nutrients. 2024;16(5):729.
- Accardi G, Aprile S, Candore G, et al. Genotypic and Phenotypic Aspects of Longevity: Results from a Sicilian Survey and Implication for the Prevention and Treatment of Age-related Diseases. Current Pharmaceutical Design. 2019;25(3):228-235.
- Vasto S, Scapagnini G, Rizzo C, Monastero R, Marchese A, Caruso C. Mediterranean Diet and Longevity in Sicily: Survey in a Sicani Mountains Population. Rejuvenation Research. 2012;15(2):184-188.
- Di Daniele N, Noce A, Vidiri MF, et al. Impact of Mediterranean diet on metabolic syndrome, cancer and longevity. Oncotarget. 2017;8(5):8947-8979.
- Badal VD, Vaccariello ED, Murray ER, et al. The Gut Microbiome, Aging, and Longevity: A Systematic Review. Nutrients. 2020;12(12):3759.
- Aliberti SM, Capunzo M. The Power of Environment: A Comprehensive Review of the Exposome’s Role in Healthy Aging, Longevity, and Preventive Medicine-Lessons from Blue Zones and Cilento. Nutrients. 2025;17(4):722.
- Melander O, Antonini P, Ottosson F, et al. Comparison of cardiovascular disease and cancer prevalence between Mediterranean and north European middle-aged populations (The Cilento on Ageing Outcomes Study and The Malmö Offspring Study). Internal and Emergency Medicine. 2021;16(6):1567-1572.
- Sarigiannis D, Nikiforou F, Karakoltzidis A, Papaioannou N, Karakitsios S. Bridging the life-course exposome approach with a life-cycle perspective in safe and sustainable by design (SSbD) for chemical risk. Human Genomics. 2026;20(1):106.
