La neuropatia diabetica comprende un gruppo eterogeneo di complicanze neurologiche associate al diabete. La forma più comune è la polineuropatia distale simmetrica, che può interessare progressivamente fibre nervose di piccolo e grande diametro.

Nelle fasi iniziali possono essere coinvolte le piccole fibre nervose, con sintomi quali dolore, bruciore, formicolio e alterazioni della sensibilità termica. Il successivo coinvolgimento delle grandi fibre può determinare perdita della sensibilità protettiva, problemi di equilibrio e aumento del rischio di lesioni e ulcere del piede.

La neuropatia può tuttavia essere anche asintomatica. Le attuali linee guida dell’American Diabetes Association indicano che fino al 50% dei casi di neuropatia periferica diabetica può non produrre sintomi riconoscibili [1].

Per questo lo screening è importante: nelle persone con diabete di tipo 2 la valutazione della neuropatia è raccomandata a partire dalla diagnosi, mentre nel diabete di tipo 1 viene generalmente raccomandata dopo cinque anni dalla diagnosi e successivamente almeno una volta all’anno [1].

Perché si sviluppa la neuropatia diabetica?

La fisiopatologia della neuropatia diabetica è complessa e non può essere ricondotta a un unico meccanismo.

Iperglicemia cronica, alterazioni del metabolismo lipidico, insulino-resistenza, disfunzione mitocondriale, modificazioni microvascolari, infiammazione e alterazioni della regolazione redox possono interagire nella progressiva compromissione del nervo periferico [2].

In questo contesto viene studiato anche lo stress ossidativo. L’aumento della produzione di alcune specie reattive e le modificazioni dei sistemi cellulari di controllo redox sono stati documentati nei modelli sperimentali e nella fisiopatologia del diabete.

Questo non significa però che lo stress ossidativo sia la causa unica della neuropatia diabetica né che la semplice somministrazione di sostanze antiossidanti rappresenti necessariamente un trattamento efficace.

La presenza di un meccanismo biologico coinvolto nella malattia e l’efficacia clinica di un intervento diretto contro quel meccanismo sono infatti due questioni differenti.

Controllo glicemico e neuropatia diabetica

Il controllo della glicemia rimane una componente fondamentale della prevenzione delle complicanze del diabete, ma gli effetti sulla neuropatia differiscono tra diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2.

Nel diabete di tipo 1, un controllo glicemico ottimale iniziato precocemente può prevenire o ritardare lo sviluppo della neuropatia periferica e della neuropatia autonomica cardiovascolare.

Nel diabete di tipo 2, l’effetto del controllo glicemico sulla neuropatia è più modesto: può contribuire a rallentarne la progressione, ma non determina la reversibilità della perdita neuronale [1].

Le linee guida contemporanee sottolineano inoltre l’importanza di intervenire su altri fattori modificabili, tra cui peso corporeo, pressione arteriosa e profilo lipidico [1].

Questo è coerente con una visione più ampia della salute metabolica: la neuropatia diabetica non dipende esclusivamente dalla glicemia.

Neuropatia diabetica e alimentazione

L’alimentazione può contribuire alla gestione complessiva del diabete attraverso il controllo del peso, della glicemia, dei lipidi e di altri fattori di rischio cardiometabolico.

Il Diabetes Prevention Program ha dimostrato che un intervento intensivo sullo stile di vita, comprendente alimentazione e attività fisica, può ridurre significativamente l’incidenza del diabete di tipo 2 nelle persone ad alto rischio [3].

È però necessario distinguere la prevenzione del diabete dal trattamento della neuropatia già presente.

Non disponiamo delle stesse evidenze per affermare che una specifica dieta possa rigenerare i nervi periferici o trattare direttamente il dolore neuropatico.

Gli studi sperimentali hanno mostrato che obesità, dislipidemia e diete ad elevato contenuto di grassi possono influenzare la neuropatia in modelli animali [4]. Questi risultati sono utili per comprendere i possibili meccanismi metabolici, ma non devono essere trasferiti direttamente alla terapia nutrizionale nell’uomo.

Nelle persone con diabete di tipo 2, interventi sul peso corporeo e sullo stile di vita possono comunque avere effetti favorevoli su alcuni parametri della neuropatia. Lo studio Look AHEAD, per esempio, ha osservato un miglioramento dei sintomi neuropatici associato a un intervento intensivo sullo stile di vita, senza un corrispondente miglioramento significativo dei punteggi dell’esame neurologico [1].

Nel rapporto tra nutrizione e salute nel tempo è quindi più appropriato considerare il modello alimentare complessivo e il controllo dei fattori metabolici che ricercare un singolo alimento “antiossidante” capace di contrastare la neuropatia.

Acido alfa-lipoico: cosa mostrano le evidenze più recenti?

L’acido alfa-lipoico (ALA) è stato ampiamente studiato nella neuropatia diabetica anche per le sue proprietà redox.

Diversi studi precedenti avevano prodotto risultati potenzialmente favorevoli e questo ha portato a un utilizzo relativamente diffuso dell’ALA in questo ambito.

Una revisione Cochrane pubblicata nel 2024 ha però rivalutato gli studi randomizzati controllati con almeno sei mesi di trattamento [5].

L’analisi conclude che, rispetto al placebo, l’acido alfa-lipoico probabilmente produce poco o nessun effetto sui sintomi della neuropatia a sei mesi e potrebbe avere poco o nessun effetto sul deficit neurologico. Gli autori sottolineano inoltre alcuni limiti metodologici degli studi disponibili.

Questo aggiornamento è importante perché mostra perché non sia sufficiente il razionale “stress ossidativo coinvolto nella neuropatia, quindi antiossidante efficace contro la neuropatia”.

La plausibilità biologica deve essere confermata dagli outcome clinici.

Omega-3 e rigenerazione delle fibre nervose: risultati interessanti ma preliminari

Anche gli acidi grassi omega-3 sono stati studiati in relazione alla neuropatia diabetica.

Un piccolo studio pilota del 2017, condotto su persone con diabete di tipo 1, ha osservato dopo 12 mesi di supplementazione un aumento della lunghezza delle fibre nervose corneali misurata mediante microscopia confocale [6].

Lo studio era però open-label, senza gruppo placebo, e comprendeva 40 partecipanti. Inoltre, non furono osservati cambiamenti nella conduzione nervosa o nella funzione sensoriale.

Un successivo studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, ha nuovamente osservato un aumento della lunghezza delle fibre nervose corneali dopo sei mesi di omega-3 in persone con diabete di tipo 1 [7].

Anche in questo caso, tuttavia, la maggior parte dei parametri funzionali delle piccole e grandi fibre nervose non mostrava differenze significative.

Si tratta quindi di risultati biologicamente interessanti, ma ancora insufficienti per considerare la supplementazione con omega-3 una terapia consolidata della neuropatia diabetica.

Nicotinamide riboside e NAD+: dalla ricerca preclinica alla clinica

Il NAD+ è un coenzima fondamentale per metabolismo energetico, reazioni redox e numerosi processi cellulari.

Per questo i precursori del NAD+, tra cui la nicotinamide riboside, sono stati studiati in diversi modelli sperimentali di alterazione metabolica e neuropatia.

È però importante distinguere la ricerca preclinica dall’evidenza clinica.

Uno dei lavori citati in precedenza a sostegno della nicotinamide riboside dimostrava che questo precursore poteva aumentare il metabolismo ossidativo e proteggere dall’obesità indotta da dieta ad alto contenuto di grassi [8].

Si trattava però prevalentemente di esperimenti condotti in modelli murini, non della dimostrazione di efficacia della nicotinamide riboside nella neuropatia diabetica umana.

Non è quindi corretto presentare attualmente questo integratore come trattamento dimostrato per prevenire o migliorare la neuropatia diabetica.

Neuropatia diabetica ed esercizio fisico

L’esercizio fisico rappresenta una componente importante della gestione del diabete e della salute metabolica.

Alcuni studi hanno inoltre esplorato possibili effetti specifici sui nervi periferici.

In uno studio controllato della durata di quattro anni su persone con diabete senza neuropatia clinicamente evidente, un programma di esercizio aerobico è stato associato a una minore incidenza di neuropatia rispetto al gruppo di controllo [9].

Un altro studio ha osservato, dopo un programma di esercizio di un anno, un aumento della densità delle fibre nervose intraepidermiche in persone con diabete senza neuropatia clinicamente manifesta [10].

Questi risultati hanno contribuito all’ipotesi che l’esercizio possa avere effetti favorevoli anche sulla salute dei nervi periferici.

Le evidenze complessive rimangono però limitate. Le linee guida ADA 2026 riportano che revisioni sistematiche hanno osservato miglioramenti di alcuni outcome della neuropatia con interventi di esercizio, ma classificano la forza complessiva dell’evidenza come bassa [1].

L’esercizio rimane quindi importante per la gestione complessiva del diabete, ma non dovrebbe essere presentato come una terapia capace di “curare” la neuropatia.

Stress ossidativo e neuropatia diabetica: dal meccanismo alla terapia

Alterazioni della regolazione redox sono coinvolte nei modelli fisiopatologici della neuropatia diabetica. Questa osservazione è importante per comprendere la malattia, ma non dimostra automaticamente che ridurre genericamente le ROS o aumentare l’assunzione di antiossidanti migliori la neuropatia.

Le specie reattive partecipano anche alla normale segnalazione cellulare e la biologia redox dipende da concentrazione, localizzazione, durata del segnale e compartimento cellulare.

Per questo il rapporto tra diabete e stress ossidativo non può essere rappresentato attraverso una semplice bilancia nella quale “più antiossidanti” significa necessariamente “meno danno”.

Lo stesso principio vale per il rapporto tra processi redox e infiammazione cronica: le due reti biologiche possono interagire, ma non costituiscono una singola sequenza causale valida per ogni paziente e per ogni fase della malattia.

Il ruolo dei test d-ROMs e PAT

Il d-ROMs e il PAT sono stati utilizzati per studiare differenti componenti associate allo stato redox.

Il d-ROMs è un test colorimetrico il cui segnale è stato interpretato in relazione a derivati ossidativi presenti nel campione. Non misura direttamente la quantità complessiva di ROS e RNS e non costituisce una misura universalmente validata dello “stress ossidativo totale” dell’organismo.

Il PAT valuta invece una componente della capacità antiossidante del plasma.

I due risultati possono fornire informazioni su specifiche caratteristiche del campione, ma la loro combinazione non permette da sola di diagnosticare una condizione di distress ossidativo né di stabilire la causa o il trattamento di una neuropatia diabetica.

Non esiste attualmente un singolo biomarcatore capace di rappresentare integralmente la regolazione redox di tutti i tessuti dell’organismo.

Di conseguenza, questi test non sostituiscono la valutazione clinica della neuropatia diabetica, il controllo dei fattori di rischio né gli strumenti diagnostici raccomandati dalle linee guida.

Come viene gestita oggi la neuropatia diabetica?

La gestione contemporanea della neuropatia diabetica è necessariamente multidimensionale.

Le linee guida ADA 2026 raccomandano di ottimizzare il controllo glicemico per prevenire o ritardare la neuropatia nel diabete di tipo 1 e rallentarne la progressione nel diabete di tipo 2. Raccomandano inoltre di intervenire su peso, pressione arteriosa e lipidi [1].

Quando è presente dolore neuropatico, esistono trattamenti farmacologici specifici per il controllo dei sintomi. Attualmente, però, non disponiamo di una terapia capace di invertire in modo dimostrato il danno nervoso sottostante [1].

La prevenzione e la diagnosi precoce rimangono quindi particolarmente importanti, insieme al controllo complessivo dei fattori metabolici e cardiovascolari.

Lo studio dello stress ossidativo, del metabolismo e dei meccanismi di rigenerazione nervosa continua ad aprire interessanti prospettive di ricerca. La distinzione fondamentale rimane però quella tra meccanismo biologico plausibile, modificazione di un biomarcatore e beneficio clinico dimostrato.

Bibliografia

  1. American Diabetes Association Professional Practice Committee. 12. Retinopathy, Neuropathy, and Foot Care: Standards of Care in Diabetes 2026. Diabetes Care. 2026;49(Suppl 1):S261-S276.
  2. Feldman EL, Nave KA, Jensen TS, Bennett DLH. New Horizons in Diabetic Neuropathy: Mechanisms, Bioenergetics, and Pain. Neuron. 2017;93(6):1296-1313.
  3. Diabetes Prevention Program Research Group. Reduction in the incidence of type 2 diabetes with lifestyle intervention or metformin. N Engl J Med. 2002;346(6):393-403.
  4. Hinder LM, O’Brien PD, Hayes JM, et al. Dietary reversal of neuropathy in a murine model of prediabetes and metabolic syndrome. Dis Model Mech. 2017;10(6):717-725.
  5. Baicus C, Purcarea A, von Elm E, Delcea C, Furtunescu FL. Alpha-lipoic acid for diabetic peripheral neuropathy. Cochrane Database Syst Rev. 2024;1(1):CD012967. doi:10.1002/14651858.CD012967.pub2.
  6. Lewis EJ, Perkins BA, Lovblom LE, et al. Effect of omega-3 supplementation on neuropathy in type 1 diabetes: A 12-month pilot trial. Neurology. 2017;88(24):2294-2301.
  7. Lewis EJH, Lovblom LE, Cisbani G, et al. Investigating the Neuroprotective Effect of Oral Omega-3 Fatty Acid Supplementation in Type 1 Diabetes (nPROOFS1): A Randomized Placebo-Controlled Trial. Diabetes. 2021;70(8):1794-1806.
  8. Cantó C, Houtkooper RH, Pirinen E, et al. The NAD+ precursor nicotinamide riboside enhances oxidative metabolism and protects against high-fat diet-induced obesity. Cell Metab. 2012;15(6):838-847.
  9. Balducci S, Iacobellis G, Parisi L, et al. Exercise training can modify the natural history of diabetic peripheral neuropathy. J Diabetes Complications. 2006;20(4):216-223.
  10. Singleton JR, Marcus RL, Jackson JE, Lessard K, Graham TE, Smith AG. Exercise increases cutaneous nerve density in diabetic patients without neuropathy. Ann Clin Transl Neurol. 2014;1(10):844-849.