I telomeri sono particolari strutture che proteggono l’integrità del DNA codificante durante il ciclo cellulare. Durante le divisioni cellulari, i telomeri impediscono la perdita di coppie di basi del DNA cromosomico. Nel corso del tempo, la lunghezza dei telomeri diminuisce fino a quando non diventano troppo corti per consentire alla cellula di dividersi, dando luogo alla senescenza cellulare. Questo scenario è noto come problema dell’end replication e descrive l’incapacità della DNA polimerasi di replicare le estremità terminali dei cromosomi (ovvero proprio i telomeri) [2, 3].

Da recenti evidenze pubblicate in letteratura, la lunghezza dei telomeri può essere un potenziale indicatore dell’invecchiamento reale, ovvero quello biologico; infatti esiste una relazione inversa tra età e lunghezza dei telomeri [2, 4].

Le prove attuali supportano l’idea che la lunghezza dei telomeri sia associata a una serie di condizioni croniche, tra cui dislipidemia, ipertensione, aterosclerosi, ictus, malattia coronarica, infarto del miocardio e prognosi sfavorevole di malattie cardiovascolari, oltre che in alcuni tipi di tumori, come quelli del colon-retto e mammari. Ancora, tra i diabetici di tipo 2, quelli che presentano complicazioni come la nefropatia diabetica hanno una lunghezza dei telomeri leucocitari inferiore rispetto agli individui senza complicazioni e a quelli senza diabete [2].

Recenti studi osservazionali e sperimentali rivelano una possibile relazione tra attività fisica/esercizio fisico e lunghezza dei telomeri, anche se tale relazione non è del tutto chiara. È stato dimostrato che l’attività fisica riduce l’infiammazione cronica e lo stress ossidativo, soprattutto nei soggetti anziani e obesi, e può quindi ridurre l’accorciamento dei telomeri osservato con l’invecchiamento [2, 5]. Pertanto, l’esercizio fisico può potenzialmente avere un effetto protettivo sulla lunghezza dei telomeri e può essere particolarmente benefico per coloro che sono a rischio o che vivono con condizioni croniche caratterizzate da un elevato stress ossidativo e da infiammazione [2].

Oltre all’attività fisica, la stessa perdita di peso può invertire l’attrito dei telomeri. Da alcuni studi si è riscontrato che donne di età superiore ai 50 anni in sovrappeso o obese e che in seguito hanno perso peso fino a diventare normali, e donne che hanno mantenuto un peso costante entro il 5% del loro peso ideale, hanno mostrato una maggiore lunghezza dei telomeri leucocitari rispetto a quelle che hanno preso peso dopo i 50 anni [2, 6].

Per i soggetti con funzioni muscolo-scheletriche compromesse, l’esercizio fisico può avere effetti terapeutici, preventivi e riabilitativi. È stato dimostrato che gli allenamenti di resistenza e quelli aerobici aumentano il numero di cellule satelliti, che potrebbero essere importanti per regolare la lunghezza dei telomeri del muscolo scheletrico [2, 7]. Studi futuri dovrebbero chiarire i meccanismi delle variazioni della lunghezza dei telomeri, soprattutto nel tessuto adiposo, che potrebbero fornire maggiori informazioni sulla biologia dei telomeri nelle persone obese [2].

Esistono tre studi di intervento controllati e randomizzati che hanno esaminato gli effetti dell’esercizio fisico sulla lunghezza dei telomeri leucocitari. Uno studio condotto da Mason et al. ha dimostrato che la lunghezza dei telomeri leucocitari è positivamente associata al VO2 max basale e inversamente associata all’età, mentre non è associata al BMI e alla percentuale di grasso corporeo. Tuttavia, non sono stati riscontrati cambiamenti significativi nella lunghezza dei telomeri dopo gli interventi di esercizio fisico, il che è in accordo con i risultati di altri due studi. Nonostante la mancanza di un effetto dell’esercizio fisico sulla lunghezza dei telomeri leucocitari, Sjögren et al. hanno riportato una forte correlazione negativa tra la lunghezza dei telomeri e il tempo trascorso seduti nel gruppo di allenamento, ma non nel gruppo di controllo sedentario, suggerendo una maggiore importanza della riduzione del tempo trascorso seduti rispetto all’aumento del tempo trascorso in esercizio per il mantenimento dei telomeri [2, 8].

È stato anche riportato che un’esposizione acuta a una corsa di resistenza su pista di ultra-distanza ha ridotto la lunghezza dei telomeri salivari negli atleti, ma l’allenamento cronico di resistenza ha fornito una protezione contro tale accorciamento [2].

Ancora, è stato recentemente dimostrata l’esistenza di una relazione inversa tra la lunghezza dei telomeri e il dolore cronico e vari stress psicologici. È interessante notare che in uno studio che ha misurato i livelli di stress in individui sedentari e fisicamente attivi, lo stress percepito tra i sedentari era associato negativamente alla lunghezza dei telomeri, mentre tra gli individui fisicamente attivi lo stress percepito non era correlato alla lunghezza dei telomeri [2, 9]. Ciò suggerisce che l’attività fisica può conferire protezione contro l’accorciamento della lunghezza dei telomeri legato allo stress [2].

CONCLUSIONI

La lunghezza dei telomeri è associata in modo inversamente proporzionale con diverse condizioni croniche (tra cui malattie cardiovascolari, obesità e diabete). In questo contesto, l’esercizio fisico può aiutare a mantenere lunghi i nostri telomeri, sia nella vita adulta che nella mezza età e nell’ anziano [2].

Tuttavia, sono necessari altri studi interventistici, soprattutto quelli che prevedono un’attività fisica a lungo termine, per confermare gli effetti specifici di protocolli qualitativi e quantitativi e intensità di esercizio fisico sulla lunghezza dei telomeri, in particolare negli adulti di mezza età e in quelli più anziani che sono a maggior rischio di malattie croniche associate all’infiammazione e allo stress ossidativo [2].

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