L’invecchiamento e le malattie correlate e la longevità sono spiegabili come la conseguenza di determinanti ambientali, genetici ed anche in una certa misura del caso.  Secondo i dati pubblicati in letteratura scientifica una rappresentazione semplificata ma con buona approssimazione corretta vede la  la longevità basarsi:

  • per il 25% sul background genetico,
  • Per il 25% su fattori di condizionamento, che si manifestano nella prima parte della vita (stato socio-economico dei genitori, istruzione ecc..),
  • Per il 50% sulle circostanze della vita in età adulta e vecchia (compreso lo stato socio-economico e l’assistenza medica).

Generalmente, la probabilità di aver ereditato un fenotipo longevo aumenta con l’età, ma la possibilità concreta di diventare centenari è sempre strettamente correlata all’interazione stocastica tra eventi accidentali e determinati geni che hanno sicuramente un ruolo nei processi di invecchiamento e nella longevità [2, 3].

Purtroppo, il numero relativamente piccolo di centenari e supercentenari al mondo, la complessità operativa della pianificazione sperimentale e l’eterogeneità dei campioni in analisi, rendono gli studi sull’invecchiamento e sulla longevità difficilmente standardizzabili. Proprio per questi motivi e sebbene esistano molti studi sui centenari, non è stato ancora possibile identificare la firma della longevità [3].

ZONE BLU

Nel 2004 Poulain e collaboratori identificarono quattro particolari aree del mondo, limitate ed omogenee, in cui la popolazione condivide lo stesso stile di vita e lo stesso ambiente; tutte caratterizzate da una longevità eccezionalmente alta. Queste aree, definite zone blu (BZ) sono in Sardegna,  ad Okinawa (Giappone), nella penisola di Nicoya (Costa Rica) e nell‘isola di Ikaria (Grecia) [3, 4].

Le persone che vivono in queste regioni hanno una ampia diversità genetica, epigenetica ed ambientale, tale per cui è molto difficile riuscire ad estrapolare dati semplici e riproducibili dall’”epidemiologia” di queste aree, ma sicuramente i “modelli biologici” che vi vivono hanno portato ad identificare alcuni fattori associati alla longevità. Quali sono questi fattori? E soprattutto sono caratteristica comune di tutti i centenari/supercentenari?

FATTORI ASSOCIATI ALLA LONGEVITÀ NEI CENTENARI E NEI SUPERCENTENARI

Nei supercentenari si osserva una netta compressione delle morbilità, ovvero dei fattori di rischio spesso associati all’insorgenza delle patologie associate all’età. Ma l’analisi di questi individui potrebbe essere fuorviante perché proprio la natura estremamente limitata del numero di questi soggetti, rende il loro utilizzo come modelli positivi abbastanza difficile da attuare [3].

In genere, i centenari sono in grado di riparare i danni cellulari e rispondere bene ai fattori di stress. Ciò è dovuto a una combinazione di “caratteristiche positive“, cioè caratteristiche, genetiche, epigenetiche e ambientali che influenzano positivamente la longevità.

Sappiamo anche che la progressiva disfunzionalità del tessuto adiposo bianco è un segno distintivo del processo di invecchiamento, poiché contribuisce all’instaurarsi di  alterazioni metaboliche, al danno multiorgano e ad uno stato pro-infiammatorio sistemico (“infiammazione”). In questo contesto, alterazioni degli ormoni adipocitari giocano sicuramente un ruolo importante [3].

A tal proposito è interessante notare come l’obesità, la manifestazione patologica più direttamente associata alla disfunzione del tessuto adiposo, condivide numerosi punti in comune con il processo di invecchiamento, fra cui spiccano per importanza l’infiammazione cronica e le alterazioni multisistemiche. Proprio in virtù di questa interazione tra invecchiamento accelerato e obesità la comunità scientifica ha coniato il termine adipaging, che si riferisce a tutti i collegamenti comuni tra invecchiamento e obesità.  [3, 5].

Nel 2008 è stato pubblicato uno studio in cui, su un campione di 381 soggetti anziani (tra i 65 e gli 85 anni) e 120 centenari sani di ascendenza siciliana e italiana, sono stati valutati parametri di laboratorio.

Rispetto agli anziani, nei centenari vi era un aumento dell’urea ematica e una riduzione della conta piastrinica, della colesterolemia e della glicemia [6, 7].

Se volete ulteriori approfondimenti in merito vi consiglio di consultare questa pubblicazione scientifica.

È VERAMENTE POSSIBILE RALLENTARE L’INVECCHIAMENTO?

Come dimostrano alcuni studi su modelli animali, non è impossibile rallentare l’invecchiamento: è  stato stimato che se l’invecchiamento fosse rallentato di sette anni, il rischio specifico per morte, fragilità e disabilità sarebbe ridotto di circa la metà a ogni età. Di conseguenza mettere in atto fin dall’infanzia le corrette strategie nutrizionali e dello stile di vita può avere un notevole effetto in futuro e rimane uno dei principali goal del succesfull aging.

Al giorno d’oggi, sappiamo che diversi tipi di restrizioni dietetiche sono possibili soluzioni per aumentare la durata della vita in condizioni di salute. Inoltre, anche l’esercizio fisico contribuisce al controllo del peso corporeo e dei parametri ematochimici, mantenendoli nei range normali e questo è sicuramente associato ad un fenotipo longevo. Tuttavia, occorre ribadire e ricordare la differenza fra l’uomo e gli animali da laboratorio, poiché la maggior parte di queste evidenze per ora rimangono limitate ai modelli animali. Ancora, a complicare questa vicenda vi è la mancanza di molti e diversi biomarkers  associati direttamente alla longevità [3]. Non va mai dimenticato il ruolo chiave della dieta mediterranea, e più in generale di una vita attiva e sana, sulla longevità e la prevenzione delle malattie cardiovascolari e cronico degenerative associate alla dieta e allo stile di vita, che rimane il pilastro fondante delle strategie per assicurare la longevità dei pazienti.

BIBLIOGRAFIA

  1. Galimberti D et al. Nutrigenomica e Epigenetica: dalla biologia alla clinica, 2017 Edra Ed.
  2. Accardi G, Caruso C. In: Accardi G, Caruso C. (Eds.), Updates in Pathobiology: Causality and Chance in Ageing, Age-related Diseases and Longevity. 2017.
  3. Accardi G, Aprile S, Candore G, Galimberti D. et al. Genotypic and Phenotypic Aspects of Longevity: Results from a Sicilian Survey and Implication for the Prevention and Treatment of Age-related Diseases. Curr Pharm Des. 2019;25(3):228-235. doi:10.2174/1381612825666190313115233
  4. Poulain, M., Pes G.M. The Blue Zones: areas of exceptional longevity around the world. Vienna Yearbook of Population Research 2013 (Vol. 11); pp. 87–108
  5. Pérez LM, Pareja-Galeano H, Sanchis-Gomar F, Emanuele E, Lucia A, Gálvez BG. ‘Adipaging’: ageing and obesity share biological hallmarks related to a dysfunctional adipose tissue. J Physiol. 2016;594(12):3187-3207. doi:10.1113/JP271691
  6. Lio D, Malaguarnera M, Maugeri D, Ferlito L, Bennati E, Scola L, Motta M, Caruso C. Laboratory parameters in centenarians of Italian ancestry. Exp Gerontol. 2008;43:119-22.
  7. Accardi G, Aiello A, Aprile S, Galimberti D et al. The Phenotypic Characterization of the Cammalleri Sisters, an Example of Exceptional Longevity. Rejuvenation Res. 2020;23(6):476-484. doi:10.1089/rej.2019.2299