Nei soggetti più anziani l’indipendenza funzionale è correlata alla prestanza fisica, fortemente correlata alla funzionalità cardiorespiratoria e muscolare. Tra i cambiamenti fisiologici associati all’invecchiamento, quelli che interessano il sistema cardio-respiratorio-vascolare e i muscoli, determinano di fatto l’età funzionale di un soggetto.
In questo contesto, l’esercizio fisico può essere un fantastico alleato per la salute, poiché può ridurre gli effetti negativi su tutti questi sistemi, di conseguenza attenuando fortemente i sintomi dell’età.
In questo articolo esporremo una panoramica delle evidenze scientifiche che ci permettono di capire in che modo l’esercizio fisico influisce sull’indipendenza funzionale e come questo impatta sull’età biologica.

EFFETTI FISIOLOGICI DELL’INVECCHIAMENTO SUL MUSCOLO

La massa muscolare inizia a diminuire dopo i 25-30 anni di età,21,22 tanto che in media il 40% della massa muscolare viene perso entro gli 80 anni. A sua volta, la perdita quantitativa dell’area trasversale del muscolo è uno dei principali fattori che contribuiscono alla diminuzione della forza muscolare osservata con l’avanzare dell’età, cioè dopo i 60-70 anni [2, 3].
La diminuzione della funzionalità del tessuto muscolare si verifica a causa di diversi fattori legati all’età, come la graduale denervazione muscolare, la diminuzione delle cellule satelliti, la bassa sintesi proteica muscolare, i bassi livelli di ormoni anabolici, la malnutrizione, l’aumento delle citochine pro-infiammatorie , lo stress ossidativo, la disfunzione mitocondriale e l’inattività fisica [2].
I muscoli scheletrici che invecchiano hanno una bassa capacità di utilizzare l’O2 a causa di diversi fattori, come la diminuzione della massa muscolare, l’aumento della resistenza tissutale anabolica periferica, la riduzione della densità capillare muscolare, la disfunzione endoteliale, i cambiamenti nella microcircolazione muscolare scheletrica, e la ridotta capacità ossidativa muscolare [2].
I programmi di allenamento, soprattutto se includono esercizi di resistenza (cioè movimenti, come il sollevamento pesi o gli esercizi con bande di resistenza, eseguiti contro una forza esterna specifica che viene regolarmente aumentata durante l’allenamento), sono particolarmente utili per migliorare la massa e/o la forza muscolare negli anziani.

BENEFICI DELL’ESERCIZIO FISICO SULLA FUNZIONALITÀ CARDIORESPIRATORIA NELLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI

L’esercizio fisico regolare, in particolare l’esercizio dinamico di intensità moderata (≤70% del VO2max o ≤80% della frequenza cardiaca massima) che coinvolge principalmente la via energetica aerobica e la grande massa muscolare (ad esempio, camminata veloce, bicicletta) attenua il declino dell’età nella forma fisica cardiorespiratoria. Questo tipo di esercizio, detto anche “esercizio aerobico” (o “esercizio di resistenza”), ha un effetto di ripristino su un importante fattore di rischio di malattia cardiovascolare (CVD), cioè la disfunzione endoteliale [2, 4, 7]. Aumenta anche la produzione di ossido nitrico (NO-) endoteliale e quindi la regolazione del tono vascolare. L’aumento regolare del flusso laminare dovuto all’esercizio fisico attiva (attraverso la fosforilazione della protein chinasi B, Akt) l’NO-sintasi endoteliale e attenua la degradazione dell’NO in specie reattive dell’ossigeno (ROS) e specie reattive dell’azoto [2, 8]. Insieme all’aumento dell’angiogenesi (si veda più avanti), un ulteriore beneficio dell’esercizio aerobico sulla salute dell’endotelio è la stimolazione del trasporto inverso del colesterolo mediato dai macrofagi attraverso l’attivazione del recettore gamma del perossisoma proliferatore attivato (PPARγ) [2, 9, 10].  Tuttavia, nell’invecchiamento la disfunzione autonomica ha un effetto sinergico con la disfunzione endoteliale nell’aumentare il rischio di CVD71 e aumenta il rischio di una delle principali cause di morte nella maggior parte dei Paesi industrializzati, la morte improvvisa dovuta a fibrillazione ventricolare [2, 11].
Durante l’invecchiamento, il deflusso del sistema nervoso simpatico (SNS) verso diversi tessuti periferici aumenta per stimolare la termogenesi e quindi per prevenire l’aumento dell’adiposità [2, 12].  Il SNS attivato cronicamente ha effetti deleteri sul sistema cardiovascolare, ossia riduzione del flusso sanguigno alle gambe, aumento della pressione arteriosa, alterazione della funzione baroreflessa e ipertrofia delle grandi arterie; può inoltre aumentare l’insulino-resistenza, aumentando così il rischio di sindrome metabolica [2, 13, 14].  È importante notare che l’allenamento all’esercizio aerobico (ad es, camminata veloce) ha un effetto benefico, dose-risposta, nell’attenuare la disfunzione del sistema autonomo nell’invecchiamento, con individui anziani allenati che mostrano una funzione baroreflessa simile rispetto ai loro coetanei più giovani moderatamente attivi [7, 6]. La variabilità della frequenza cardiaca (HRV), un marcatore della funzione autonomica e un potente predittore dell’esito della CVD (un’elevata HRV è associata a una prognosi migliore), aumenta con l’allenamento all’esercizio aerobico nelle persone anziane [2, 15].  La riduzione dell’angiotensina II, l’aumento dell’NO e soprattutto il miglioramento della modulazione vagale e la diminuzione del tono simpatico sono implicati negli effetti benefici dell’esercizio sulla HRV [2, 16].

BIBLIOGRAFIA

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